POPOLO SUDDITO E POPOLO SOVRANO
Di questi tempi, al netto dei complottisti e di coloro che invocano diritti di libertà negati, la maggioranza ha compreso – ragionevolmente – due elementi fondamentali : 1. la suprema tutela della salute pubblica; 2. il contributo scientifico mondiale nel riconoscere il fenomeno e gli effetti del Covid19, una realtà pandemica ricondotta nei termini che la scienza in modo unanime ha delineato.
Ammesso che non si voglia negare un diritto Costituzionale, ed ammesso che non si voglia affermare l'errore globale della comunità scientifica mondiale – ipotesi entrambe quantomeno ardue – è certo che si debba tutti prendere atto (non ancora tutti sono in grado di farlo) e rispettare le indicazioni dei protocolli.
Ne è derivato – naturalmente – per i più, uno status di reclusione domiciliare forzata, e come detto giustificata.
Ognuno, in conseguenza di questo, ha approcciato psicologicamente – e non solo – la propria “nuova” condizione, tanto da viverla più o meno “nel migliore dei modi possibili”.
Sono nate – quindi – una serie di interpretazioni positive sulla condizione forzata, tanto che si assiste al rifiorire di manifestazioni umane di adattamento domiciliare, in molti casi anche accompagnate da una riflessione di positività.
Il tempo maggiormente concesso a ciascuno di noi, le limitazioni sotto ogni aspetto quotidiano, hanno, altresì e contemporaneamente, riportato l'essere umano a rendersi conto di quanto la routine lo aveva disumanizzato e lo aveva allontanato da momenti che oggi vengono esaltati come un ritorno al passato; quando l'essere umano ed i rapporti con gli altri, ma soprattutto con se stesso, avevano tempi e spazi più rigorosamente rispettati.
Questo aspetto positivo della “vicenda” però non sarà necessariamente destinata a durare; anche perché il tempo di tali limitazioni ad oggi, a tutti noi, è sconosciuto.
Vedremo più avanti quanto questa quiete durerà.
La fotografia consegnata a noi, sino ad ora, quindi, è l'uomo suddito del c.d. Potere che decide per lui.
Questa forte espressione, apparentemente ingrata per quello che “si sta facendo per noi tutti”, va però compresa alla luce delle decisioni dei Governi (parliamo anche solo della nostra) che contemporaneamente hanno però stabilito 1. criteri di classificazione di attività lavorative; 2. criteri di classificazione di aiuti economici. Per citarne solo due.
Quindi, da “internet” piuttosto che dai giornali, ognuno di noi ha appreso che l'attività che svolge è stata classificata o meno “essenziale”; ha appreso che il proprio nucleo familiare, piuttosto che solo se stessi sarà o meno oggetto di aiuto economico (senso latu).
Ne è derivata una ulteriore “doccia fredda” - nel chiuso delle nostre “abitazioni”, con i limiti su detti – ovvero la presa d'atto che gran parte di noi non è considerato e contemplato soggetto da aiutare in alcun modo. Se non destinatario di un consiglio, tramutatosi in ordine, di rimanere a casa. Per di più per un tempo indefinibile.
Non è impossibile immaginare lo stato d'animo di chi è pressato da una condizione del genere.
Eppure, la rispetta.
Questo popolo quasi del tutto silenzioso, però, ha una memoria che sta formando la coscienza di tutti noi, ormai da tempo. Osserva, riflette, critica, discute.
E a volte, si pensi che queste operazioni mentali producono delle idee, dei propositi per il futuro.
Un futuro che sarà molto importante per tutti noi. Sarà il momento di “ricominciare” e una volta “liberi” almeno fisicamente, si pretenderà di “riprenderci il nostro lavoro”, la nostra vita.
Sarà quel momento in cui il popolo si riterrà sovrano e ricorderà ogni cosa di questa brutta storia, anche del fatto che ha dovuto vivere “in solitudine”, pensando a quando ha creato una “mascherina” in casa, con tessuti di fortuna, perchè nella propria cassetta della posta non ne ha mai rinvenuta una, ma ha raccolto solo bollette da pagare.
Buona fortuna a tutti.
(in foto : Honore' Daumier e l'arte sociale - i malpensanti)
